Il cammino della via Francigena

 

La Via Francigena, Franchigena, Francisca o Romea, è parte di un insieme di vie, conosciute anche come vie romee, che dall’Europa occidentale conducevano nel Sud Europa fino a Roma e proseguivano verso la Puglia, dove vi erano i porti d’imbarco per la Terrasanta, meta dei pellegrini e dei crociati.

Dopo la riscoperta di questa Via Francigena, avvenuta negli anni settanta, ci si rese conto che anche in Italia esisteva un percorso al Cammino di Santiago, un percorso di pellegrinaggio: la via Francigena. Come era successo per il cammino spagnolo, anche il percorso della Francigena era in parte sotto l’asfalto delle autostrade e delle statali che, col tempo, avevano ricalcato il tracciato di quelle che già erano state le strade principali del Medioevo e dell’età romana.

 

L’area di strada della via Francigena

Più che di strade si trattava, quindi, si parla di “aree di strada”, il cui percorso variava per cause naturali (straripamenti, frane), per modifiche dei confini dei territori attraversati e la conseguente richiesta di barriere, per la presenza di briganti. I passaggi romani lasciarono gradualmente il posto a fasci di sentieri, tracce, piste battute dal passaggio dei viandanti, che in genere si allargavano sul territorio per convergere in corrispondenza delle mansioni come centri abitati od ospitali dove si trovava alloggio per la notte, o presso alcuni passaggi obbligati come valichi o guadi. Il fondo veniva lastricato solo in corrispondenza degli attraversamenti dei centri abitati, mentre nei tratti di collegamento prevaleva la terra battuta.

E’ quindi chiaro che la ricostruzione del “vero” tracciato della Via Francigena sarebbe oggi un’impresa impossibile, poiché questo non è mai esistito realmente: ha invece senso ritrovare le principali mansioni e i principali luoghi toccati dai viandanti lungo la Via.

 

La nascita della Via Francigena

Quando la dominazione Longobarda lasciò il posto a quella dei Franchi, anche la Via di Monte Bardone cambiò il nome in Via Francigena, ovvero “strada originata dalla Francia”, nome che indicava oltre all’attuale territorio francese, anche quello che comprendeva la Valle del Reno e i Paesi Bassi.

In quel periodo crebbe anche il traffico lungo la Via che si affermò come il principale asse di collegamento tra nord e sud dell’Europa, lungo il quale transitavano mercanti, eserciti e pellegrini.

Il pellegrinaggio nel tempo

Quando la pratica del pellegrinaggio assunse un’importanza crescente, i luoghi santi della Cristianità erano Gerusalemme, Santiago de Compostella e Roma. Così la Via Francigena rappresentò lo snodo centrale delle grandi vie della fede e il suo nome si affermò nel mondo proprio per la sua funzione di strada di collegamento tra i vari luoghi di pellegrinaggio. Infatti, i pellegrini provenienti dal nord percorrevano la Via per dirigersi a Roma, ed eventualmente proseguire lungo la Via Appia verso i porti pugliesi, dove s’imbarcavano verso la Terrasanta. Viceversa i pellegrini italiani diretti a Santiago la percorrevano verso nord, per arrivare a Luni, dove s’imbarcavano verso i porti francesi, o per proseguire verso il Moncenisio e quindi immettersi sulla Via Tolosana, che conduceva verso la Spagna. Il pellegrinaggio divenne presto un fenomeno di massa e ciò esaltò il ruolo della Via Francigena che divenne determinante per la realizzazione dell’unità culturale. 

 

Crescita e decadenza della Via Francigena

L’uso crescente della via Francigena come via di commercio portò ad un eccezionale grandioso di molti centri culturali e commerciali lungo il suo percorso.

La Via divenne strategica per trasportare verso i mercati del nord Europa, le merci provenienti dall’oriente e scambiarli, in genere nelle fiere, con prodotti tipici delle Fiandre. Nel XIII secolo i traffici commerciali crebbero a tal punto che si svilupparono numerosi percorsi alternativi alla Via Francigena che, quindi, perse la sua caratteristica di unicità e si spezzettò in numerosi itinerari di collegamento tra il nord e Roma tanto che il nome cambiò in Romea, che non era più l’origine, ma la destinazione. Inoltre la crescente importanza di Firenze e dei centri della Valle dell’Arno spostò a oriente i percorsi, fino a quando la Bologna-Firenze ebbe una funzione puramente locale.

 

Le fonti itinerarie a cui ci si affida per la scoperta della via Francigena

È soprattutto grazie a Sigerico, un pellegrino, che è possibile ricostruire l’antico percorso della via Francigena. Nel 990, dopo essere stato ordinato Arcivescovo di Canterbury da Papa Giovanni XV, Sinergico annotò le 80 mansioni in cui si fermò a pernottare nel viaggio. Il diario di Sigerico viene tuttora considerato la fonte itineraria più autorevole, tanto che spesso si parla di “Via Francigena secondo l’itinerario di Sigerico” per definire la versione più “filologica” del percorso.

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